35^ Tappa Route 66: Glendora, CA - Santa Monica Pier, CA km. 77,02
Giornata grandiosa! Giornata dell’epilogo! Io e Giovanni siamo finalmente giunti al termine della Route 66 entrando nel Santa Monica Pier in mezzo ad una folla incredibile di turisti, tra cui molti italiani che, non appena ci hanno riconosciuti come connazionali, hanno voluto scattare diverse foto con noi ed ascoltare qualche aneddoto della nostra avventura in bici. La giornata è stata molto emozionante, anche se la tappa si è svolta di nuovo tutta all’interno dell’area metropolitana di Los Angeles e quindi in mezzo ad un traffico continuo, ma sempre molto ordinato. La mattina presto quando siamo partiti, dapprima siamo andati a visitare mio cugino Frank sul suo posto di lavoro e con lui abbiamo trascorso un’oretta. Poi siamo rimontati sulle bici ed abbiamo man mano attraversato Figueroa Blvd, Colorado Blvd, Sunset Blvd, Hollywood Blvd, Beverly Hills ed, infine, Santa Monica Blvd…..tutte strade infinite, dritte, e piene di gente e di attività economiche. Il momento dell’arrivo al cartello “Route 66 – End of Trail” è stato veramente suggestivo, emozionante ed in pochi secondi ho ripensato a tutti i km che avevo fatto, a tutte le difficoltà che avevo superato e a tutte le persone che avevo incontrato lungo la strada che mi avevano aiutato. In più quest’anno c’è stato accanto a me Giovanni, grande amico di piacevolissima compagnia, che ha reso il viaggio ancor più spettacolare….come nella vita, anche in bici quando si è in compagnia tutto quanto è un’altra cosa! Abbiamo ovviamente fatto una marea di foto e poi, dopo che abbiamo sostato un bel po’ con le nostre bici sul molo in quanto non volevamo proprio andar via per non far terminare quei momenti magici, siamo andati alla ricerca di un motel economico e lo abbiamo trovato a circa 4/5 km. Ci siamo fatti una doccia e poi siamo usciti a festeggiare, ma a dir la verità eravamo morti dalla stanchezza e quindi, dopo una passeggiata lungo la strada che costeggia l’oceano, siamo andati a dormire come due bambini, distrutti ma felici e contenti.
La Route 66, anche se ufficialmente è stata cancellata dalle mappe stradali americane, è una strada ancora molto viva nel cuore degli americani e le testimonianze di ciò lungo la Main Street sono veramente tante e le più disparate. Passare dall'Illinois, al Missouri, al Kansas, all'Oklahoma, al Texas, al New Mexico, all'Arizona ed infine in California, percorrere i quasi 4000 mila km lentamente, metro dopo metro, di questa fantastica strada, cambiare tre fusi orari...tutto ciò mi ha fatto scoprire tanti differenti panorami tra i vari stati nonché tante differenze culturali tra gli stessi....forse solo il cibo è rimasto quasi sempre lo stesso, anche se nel west vi è una più massiccia presenza della cucina messicana. Debbo ringraziare il popolo americano perché veramente mi ha aiutato in modo incredibile; praticamente quasi tutte le persone con cui sono entrato in contatto, sia a richiesta che spontaneamente, si sono prodigati per risolvere i miei problemi man mano che si presentavano. Avevo già fatto un Coast to Coast completo in Usa nel 1998 in bici con una organizzazione americana, ma in quella occasione per ogni problema avevamo già l'aiuto a disposizione (prepagato); qui invece ero completamente da solo e poi con Giovanni, ma non mi sono mai sentito nè in pericolo né abbandonato. Un solo signore mi ha trattato male, ma non ne voglio parlare, non voglio neanche dire dove, uno solo non fa testo, la mela marcia c'è sempre e non deve minimamente mettere in dubbio la generosità, la gentilezza e la accoglienza di questo popolo. Pedalando lungo la Route 66 in pratica si ritrova la storia degli Stati Uniti e la sua evoluzione avvenuta nell'ultimo secolo. A quei tempi la Route 66 era un lungo viaggio alla ricerca di una maggiore libertà, di un maggiore benessere economico, era una fuga verso l'Ovest, verso il sole, verso l'ultima frontiera sognata ossia la California. Puoi trovare molto spesso vecchissime pompe di benzina, vecchi camionisti, moderni vagabondi, gestori di vecchissimi motel ristrutturati, camperisti, ecc....il passato sembra ancora vivo e pulsante. La Route sembra anche un unico mondo, un'unica città sempre in movimento, dove ancora i rapporti umani sono presenti ed i sorrisi ti colgono ad ogni angolo di strada, mentre sulle velocissime Interstate, che ogni tanto ho percorso, tutto assume un aspetto diverso, più isolato, meno coinvolgente...tipico della vita delle città dei grattacieli. Lungo la Route 66 non bisogna aver fretta e la Mother Road ti premia regalandoti tanti incontri inaspettati e gradevoli, pieni di emozioni. Qui molte persone hanno lasciato i propri sogni, l'hanno percorsa inseguendoli senza neanche sapere dove arrivare, ma scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo. Poi sono arrivate le grandi e velocissime Interstate e questa strada ha cominciato a morire, ma non del tutto: saranno morte molte attività economiche, ma il cuore pulsante c'è ancora, anche nelle ghost town!
Per me la Route 66 è stato poi un tuffo nel passato, una continua visualizzazione della libertà con quei panorami sconfinati da esplorare, un viaggio con un Amico nonché una continua ricerca di una serenità nel mio cuore che purtroppo non finirà qui a Santa Monica, ma avrà un percorso ancora molto più lungo e più arduo.
Giornata grandiosa! Giornata dell’epilogo! Io e Giovanni siamo finalmente giunti al termine della Route 66 entrando nel Santa Monica Pier in mezzo ad una folla incredibile di turisti, tra cui molti italiani che, non appena ci hanno riconosciuti come connazionali, hanno voluto scattare diverse foto con noi ed ascoltare qualche aneddoto della nostra avventura in bici. La giornata è stata molto emozionante, anche se la tappa si è svolta di nuovo tutta all’interno dell’area metropolitana di Los Angeles e quindi in mezzo ad un traffico continuo, ma sempre molto ordinato. La mattina presto quando siamo partiti, dapprima siamo andati a visitare mio cugino Frank sul suo posto di lavoro e con lui abbiamo trascorso un’oretta. Poi siamo rimontati sulle bici ed abbiamo man mano attraversato Figueroa Blvd, Colorado Blvd, Sunset Blvd, Hollywood Blvd, Beverly Hills ed, infine, Santa Monica Blvd…..tutte strade infinite, dritte, e piene di gente e di attività economiche. Il momento dell’arrivo al cartello “Route 66 – End of Trail” è stato veramente suggestivo, emozionante ed in pochi secondi ho ripensato a tutti i km che avevo fatto, a tutte le difficoltà che avevo superato e a tutte le persone che avevo incontrato lungo la strada che mi avevano aiutato. In più quest’anno c’è stato accanto a me Giovanni, grande amico di piacevolissima compagnia, che ha reso il viaggio ancor più spettacolare….come nella vita, anche in bici quando si è in compagnia tutto quanto è un’altra cosa! Abbiamo ovviamente fatto una marea di foto e poi, dopo che abbiamo sostato un bel po’ con le nostre bici sul molo in quanto non volevamo proprio andar via per non far terminare quei momenti magici, siamo andati alla ricerca di un motel economico e lo abbiamo trovato a circa 4/5 km. Ci siamo fatti una doccia e poi siamo usciti a festeggiare, ma a dir la verità eravamo morti dalla stanchezza e quindi, dopo una passeggiata lungo la strada che costeggia l’oceano, siamo andati a dormire come due bambini, distrutti ma felici e contenti.
La Route 66, anche se ufficialmente è stata cancellata dalle mappe stradali americane, è una strada ancora molto viva nel cuore degli americani e le testimonianze di ciò lungo la Main Street sono veramente tante e le più disparate. Passare dall'Illinois, al Missouri, al Kansas, all'Oklahoma, al Texas, al New Mexico, all'Arizona ed infine in California, percorrere i quasi 4000 mila km lentamente, metro dopo metro, di questa fantastica strada, cambiare tre fusi orari...tutto ciò mi ha fatto scoprire tanti differenti panorami tra i vari stati nonché tante differenze culturali tra gli stessi....forse solo il cibo è rimasto quasi sempre lo stesso, anche se nel west vi è una più massiccia presenza della cucina messicana. Debbo ringraziare il popolo americano perché veramente mi ha aiutato in modo incredibile; praticamente quasi tutte le persone con cui sono entrato in contatto, sia a richiesta che spontaneamente, si sono prodigati per risolvere i miei problemi man mano che si presentavano. Avevo già fatto un Coast to Coast completo in Usa nel 1998 in bici con una organizzazione americana, ma in quella occasione per ogni problema avevamo già l'aiuto a disposizione (prepagato); qui invece ero completamente da solo e poi con Giovanni, ma non mi sono mai sentito nè in pericolo né abbandonato. Un solo signore mi ha trattato male, ma non ne voglio parlare, non voglio neanche dire dove, uno solo non fa testo, la mela marcia c'è sempre e non deve minimamente mettere in dubbio la generosità, la gentilezza e la accoglienza di questo popolo. Pedalando lungo la Route 66 in pratica si ritrova la storia degli Stati Uniti e la sua evoluzione avvenuta nell'ultimo secolo. A quei tempi la Route 66 era un lungo viaggio alla ricerca di una maggiore libertà, di un maggiore benessere economico, era una fuga verso l'Ovest, verso il sole, verso l'ultima frontiera sognata ossia la California. Puoi trovare molto spesso vecchissime pompe di benzina, vecchi camionisti, moderni vagabondi, gestori di vecchissimi motel ristrutturati, camperisti, ecc....il passato sembra ancora vivo e pulsante. La Route sembra anche un unico mondo, un'unica città sempre in movimento, dove ancora i rapporti umani sono presenti ed i sorrisi ti colgono ad ogni angolo di strada, mentre sulle velocissime Interstate, che ogni tanto ho percorso, tutto assume un aspetto diverso, più isolato, meno coinvolgente...tipico della vita delle città dei grattacieli. Lungo la Route 66 non bisogna aver fretta e la Mother Road ti premia regalandoti tanti incontri inaspettati e gradevoli, pieni di emozioni. Qui molte persone hanno lasciato i propri sogni, l'hanno percorsa inseguendoli senza neanche sapere dove arrivare, ma scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo. Poi sono arrivate le grandi e velocissime Interstate e questa strada ha cominciato a morire, ma non del tutto: saranno morte molte attività economiche, ma il cuore pulsante c'è ancora, anche nelle ghost town!
Per me la Route 66 è stato poi un tuffo nel passato, una continua visualizzazione della libertà con quei panorami sconfinati da esplorare, un viaggio con un Amico nonché una continua ricerca di una serenità nel mio cuore che purtroppo non finirà qui a Santa Monica, ma avrà un percorso ancora molto più lungo e più arduo.
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